Guida per i produttori
Esportare prodotti alimentari: vendere nell'Unione europea e fuori, EORI, certificati, etichette
Come vende all'estero un'azienda agricola: nell'Unione senza dogane ma con etichetta nella lingua del Paese, IVA e accise; fuori dall'Unione con EORI, dichiarazione di esportazione, origine preferenziale, certificati sanitari e importatore.
Verificata il 12/10/2026 sulle fonti indicate in fondo.
In breve
- Dentro l'Unione europea non ci sono dogane: un'azienda agricola italiana vende in Francia o in Germania come in Italia, con l'etichetta nella lingua del Paese e, per vino e alcolici, le accise del Paese di destinazione.
- Fuori dall'Unione (Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Asia) servono la registrazione doganale EORI, la dichiarazione di esportazione e, spesso, certificati sanitari o fitosanitari e un importatore nel Paese.
- Ogni Paese ha le sue regole su etichette, ingredienti ammessi e residui: si verificano prima di partire, prodotto per prodotto.
- Per i piccoli volumi la strada più semplice è un importatore o un grossista locale che si occupa di sdoganamento e conformità.
Vendere in un altro Paese dell'Unione
- Le regole alimentari di base (igiene, etichetta, contaminanti, DOP e IGP) sono europee e valgono ovunque.
- L'etichetta va in una lingua facilmente comprensibile per i consumatori del Paese in cui vendi: ogni Stato può imporre la propria lingua ufficiale (Reg. UE 1169/2011, articolo 15). Vedi la guida sull'etichetta.
- Per le vendite online a consumatori di altri Paesi UE, oltre una soglia annua di vendite a distanza l'IVA si applica con le aliquote del Paese del cliente, con lo sportello unico OSS: chiedi al commercialista.
- Vino e alcolici: le accise si pagano nel Paese di destinazione, con un rappresentante fiscale per le vendite a privati (vedi la guida sul vino).
- Le regole nazionali su alcune materie (imballaggi, raccolta differenziata, etichette ambientali) possono cambiare da un Paese all'altro.
Esportare fuori dall'Unione
- Registrazione EORI: gli operatori economici stabiliti nell'Unione si registrano presso le autorità doganali del luogo in cui sono stabiliti (Codice doganale dell'Unione, Reg. UE 952/2013, articolo 9). In Italia si fa con l'Agenzia delle dogane, spesso tramite lo spedizioniere.
- Dichiarazione di esportazione: la presenta di solito lo spedizioniere doganale; con l'uscita della merce dall'Unione la vendita è non imponibile IVA.
- Origine preferenziale: con i Paesi che hanno un accordo con l'Unione (Regno Unito, Svizzera, Canada, Giappone) i dazi possono essere ridotti o azzerati se dichiari l'origine; sopra certi importi serve la registrazione come esportatore nel sistema europeo REX.
- Certificati: per prodotti di origine animale e per piante e prodotti vegetali molti Paesi chiedono certificati sanitari o fitosanitari rilasciati dalle autorità italiane (servizi veterinari, Servizio fitosanitario), e a volte la registrazione dello stabilimento nel Paese di destinazione.
- Regole del Paese: etichetta, additivi ammessi, limiti di residui, registrazione del prodotto o dell'esportatore (per esempio presso l'autorità alimentare statunitense): verificali con l'importatore o con le camere di commercio italiane all'estero.
Da dove partire
- Scegli un mercato e un prodotto: olio, vino e formaggi stagionati viaggiano meglio dei freschi.
- Cerca un importatore o un grossista specializzato: conosce le regole locali, sdogana e vende ai negozi; il tuo margine è più basso ma il rischio pure.
- Partecipa a fiere internazionali con gli spazi collettivi delle Regioni o dell'agenzia per il commercio estero, che spesso coprono parte dei costi.
- Se sei in una cooperativa o in un'organizzazione di produttori, l'export si fa meglio insieme: vedi cooperative, OP e reti.
- Proteggi il marchio nei Paesi in cui vendi, prima di cominciare.
Fonti
- Reg. (UE) 952/2013, art. 9 — Codice doganale dell'Unione, registrazione EORI (EUR-Lex)
- Reg. (UE) 1169/2011, art. 15 — requisiti linguistici dell'etichetta (EUR-Lex)
Questa guida spiega le regole in termini generali e non sostituisce la consulenza di un professionista. Per il tuo caso rivolgiti a un commercialista, a un Centro di assistenza agricola (CAA) o alla tua associazione di categoria.