Guida per i produttori

Vendere frutta e verdura di produzione propria: mercato, banco, norme e km zero

Come vendere frutta e verdura del proprio orto o della propria azienda: chi può farlo, mercati e mercati contadini, norme di commercializzazione ed esenzioni, cosa esporre al banco, cosa significa davvero «km zero».

Verificata il 11/10/2026 sulle fonti indicate in fondo.

In breve

«Vendere frutta e verdura senza partita IVA»: si può?

Chi ha un orto e vende ogni tanto il surplus ai vicini non ha una norma che lo preveda: la vendita abituale di prodotti agricoli, anche al mercato, è riservata all'imprenditore agricolo iscritto al registro delle imprese, con le regole della vendita diretta. Per l'IVA, chi ha un volume d'affari fino a 7.000 euro è esonerato da quasi tutti gli adempimenti: è la strada pensata per i piccoli produttori, spiegata nella guida IVA in agricoltura.

Un caso a parte sono i prodotti selvatici raccolti occasionalmente (per esempio frutti di bosco o asparagi spontanei): il raccoglitore occasionale può venderli senza partita IVA, entro i limiti previsti dal Testo unico IVA e dalle regole regionali sulla raccolta.

Dove e come vendere

Le norme di commercializzazione, e quando non valgono

La frutta e la verdura fresche hanno regole di qualità europee (Reg. UE 1308/2013, articolo 76, e regolamento delegato UE 2023/2429):

L'esenzione per chi vende direttamente

Non sono soggetti alle norme di commercializzazione i prodotti venduti dal produttore direttamente al consumatore, per il suo fabbisogno personale (Reg. 2023/2429, articolo 5):

Il decreto nazionale del 2024 non precisa quale sia la «zona di produzione»: se vendi lontano dall'azienda, chiedi conferma ad Agecontrol o alla Regione.

Se invece vendi in un mercato ordinario, fuori dagli spazi riservati ai produttori, a un negozio, a un ristorante o a un grossista, le norme si applicano: per i dieci prodotti con norma specifica servono categoria e calibro, e sulle fatture e sui documenti di accompagnamento vanno il nome del prodotto e il paese d'origine (articolo 6).

I prodotti «brutti ma buoni»

I prodotti fuori norma (deformi, piccoli, segnati) si possono vendere al consumatore se sono chiaramente contrassegnati come «destinati alla trasformazione» o con una dicitura equivalente: i pomodori per la passata, la frutta per la confettura (articolo 5, paragrafo 1). È un modo legale per non buttare lo scarto di calibro.

Il banco: cosa esporre

Anche quando sei esentato, indicare varietà, origine e data di raccolta è il modo più semplice per distinguerti dal banco accanto.

«Km zero» e «filiera corta»: le definizioni di legge

La legge 17 maggio 2022, n. 61 (articolo 2) definisce:

Chi usa queste definizioni in modo non conforme nell'etichettatura, nella pubblicità, nella presentazione o nei documenti commerciali rischia una sanzione da 1.600 a 9.500 euro (articolo 7). Se vendi la tua verdura al mercato del tuo paese, «km zero» è un argomento vero: usalo bene. La legge prevede anche un logo ufficiale da istituire con decreto ministeriale, e il logo potrà essere esposto nei luoghi di vendita ma non apposto sui prodotti o sulle confezioni.

Igiene e trattamenti

La coltivazione e la raccolta sono produzione primaria: valgono le regole d'igiene dell'allegato I del Reg. CE 852/2004, che chiedono, tra l'altro, di usare acqua pulita, di proteggere i prodotti dalle contaminazioni e di tenere le registrazioni sull'uso dei prodotti fitosanitari. Chi usa prodotti fitosanitari ad uso professionale deve avere il certificato di abilitazione (il «patentino») e tenere il registro dei trattamenti, il quaderno di campagna.

Se vendi a negozi, ristoranti o grossisti, verifica anche l'iscrizione alla banca dati nazionale degli operatori ortofrutticoli (BDNOO) gestita da AGEA e Agecontrol, prevista per chi commercializza prodotti soggetti alle norme di commercializzazione (D.M. 20 dicembre 2024, articolo 5): alcune categorie di operatori sono esentate dalle disposizioni di AGEA.

Oltre il fresco

Con la tua frutta e la tua verdura puoi fare anche confetture, conserve e succhi, e venderli come prodotti trasformati della tua azienda: le regole sono nella guida sui prodotti fatti in casa. Se coltivi in biologico, la parola «biologico» richiede la certificazione di un organismo di controllo.

Fonti

Questa guida spiega le regole in termini generali e non sostituisce la consulenza di un professionista. Per il tuo caso rivolgiti a un commercialista, a un Centro di assistenza agricola (CAA) o alla tua associazione di categoria.

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