Guida per i produttori

Origine obbligatoria in etichetta: latte, pasta, riso, pomodoro e salumi

Le diciture d'origine obbligatorie in Italia per latte e formaggi, pasta di grano duro, riso, passata e sughi, salumi di maiale: cosa scrivere, quando basta «origine: Italia», chi è escluso e la proroga al 31 dicembre 2026.

Verificata il 19/10/2026 sulle fonti indicate in fondo.

In breve

Perché sono regole «sperimentali»

Il regolamento europeo sull'etichetta (Reg. UE 1169/2011, articolo 26) rende l'origine obbligatoria solo per alcuni alimenti e quando tacerla inganna il consumatore. L'Italia ha aggiunto, con decreti del 2016-2020, l'obbligo per cinque prodotti in attesa che l'Unione europea decida le regole comuni. Ogni decreto aveva una scadenza; da allora sono stati prorogati più volte, l'ultima con il decreto del 26 dicembre 2025 (Gazzetta Ufficiale dell'11 febbraio 2026), che fissa il termine al 31 dicembre 2026. Prima di stampare etichette per il 2027 conviene verificare se è arrivata una nuova proroga.

In tutti i casi le indicazioni devono essere indelebili, visibili e leggibili, mai nascoste o separate da altre scritte o immagini. Per pasta, riso, pomodoro e suini c'è anche un minimo di 1,2 millimetri di altezza della x, e pasta, riso e suini le vogliono nel campo visivo principale o nello stesso campo visivo.

Latte e prodotti lattiero-caseari

Il decreto del 9 dicembre 2016 riguarda il latte e i prodotti lattiero-caseari preimballati: latte e panna, latte UHT e sterilizzato, yogurt, kefir e latti fermentati, siero, burro, formaggi, latticini e cagliate. «Latte» è quello vaccino, bufalino, ovicaprino, d'asina e di ogni altra specie. In etichetta:

Se mungitura e trasformazione avvengono nello stesso paese basta «origine del latte: Italia». Con più paesi si scrive per esempio «latte di Paesi UE» o «latte condizionato o trasformato in Paesi non UE». Non si applica ai prodotti DOP e IGP, ai prodotti biologici e al latte fresco, che ha già le sue regole. Vedi burro, yogurt e latticini e formaggi a latte crudo.

Pasta secca di grano duro

Il decreto del 26 luglio 2017 riguarda la pasta di semola di grano duro, esclusa la pasta fresca e stabilizzata e quella prodotta per l'esportazione. In etichetta servono sempre due indicazioni:

Con più paesi si usano «UE», «non UE» o «UE e non UE». Se almeno il 50% del grano viene da un solo paese si può scrivere quel paese seguito da «e altri Paesi UE», «non UE» o «UE e non UE». Chi produce pasta con il proprio grano scrive per esempio «Paese di coltivazione del grano: Italia» e «Paese di molitura: Italia». Vedi pasta fresca e secca.

Riso

Il decreto del 26 luglio 2017 sul riso chiede il «Paese di coltivazione del riso», il «Paese di lavorazione» e il «Paese di confezionamento», oppure «origine del riso: Italia» se le tre fasi avvengono in Italia. Vedi vendere riso.

Derivati del pomodoro, sughi e salse

Il decreto del 16 novembre 2017 riguarda i derivati del pomodoro preimballati definiti dalla legge 154/2016 (articolo 24) e i sughi e salse fatti almeno per il 50% del peso con quei derivati. In etichetta:

Se il pomodoro è coltivato e trasformato in un solo paese basta «Origine del pomodoro: Italia»; con più paesi «UE», «non UE» o «UE e non UE». Vedi passata e conserve di pomodoro.

Salumi e preparati di carne suina

Il decreto del 6 agosto 2020 riguarda la carne suina macinata, separata meccanicamente, le preparazioni (per esempio la salsiccia fresca) e i prodotti a base di carne suina, cioè i salumi. In etichetta, nel campo visivo principale:

Se i suini sono nati, allevati e macellati nello stesso paese basta «Origine: Italia»; si possono usare anche «Origine: UE» ed «Origine: extra UE». «100% italiano» è ammesso solo se i suini sono nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Sulle confezioni con la faccia più grande sotto gli 80 cm² l'altezza minima scende a 0,9 mm. Non si applica alle indicazioni geografiche protette. Vedi carne e salumi.

Cosa non coprono questi decreti

Le violazioni si sanzionano con le norme sull'etichetta richiamate da ciascun decreto. Per i suini il decreto rinvia al decreto legislativo 231/2017.

Fonti

Questa guida spiega le regole in termini generali e non sostituisce la consulenza di un professionista. Per il tuo caso rivolgiti a un commercialista, a un Centro di assistenza agricola (CAA) o alla tua associazione di categoria.

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