Guida per i produttori

Produrre e vendere alimenti senza glutine: etichetta, laboratorio e registro nazionale

Quando si può scrivere «senza glutine» (20 mg/kg), «adatto ai celiaci» e «specificamente formulato», l'avena, la contaminazione in laboratorio, gli allergeni e il registro nazionale dei prodotti rimborsabili.

Verificata il 11/10/2026 sulle fonti indicate in fondo.

In breve

Cosa dice la legge: le due diciture

Il regolamento di esecuzione (UE) 828/2014 stabilisce che le informazioni sull'assenza o sulla presenza ridotta di glutine si danno solo con queste diciture e a queste condizioni:

Le diciture si possono accompagnare con «adatto alle persone intolleranti al glutine» o «adatto ai celiaci». Le formule «specificamente formulato per celiaci» o «per persone intolleranti al glutine» sono invece riservate agli alimenti prodotti apposta per togliere o ridurre il glutine, o per sostituire gli ingredienti che lo contengono con altri che ne sono naturalmente privi (articolo 3).

Altre formule inventate («senza farina», «per intolleranti», «glutine zero») non si possono usare per dire che un prodotto è privo di glutine.

L'avena

L'avena in un alimento «senza glutine» deve essere prodotta, preparata o lavorata in modo da evitare la contaminazione da frumento, segale e orzo, e non superare a sua volta i 20 mg/kg (allegato, parte B). In pratica: serve avena certificata per questo uso, non quella comune.

Quali materie prime sono naturalmente senza glutine

Il glutine, per la legge, è la frazione proteica di frumento (tutte le specie di Triticum, quindi anche farro e grano khorasan), segale, orzo, avena e loro incroci e derivati. Sono naturalmente privi di glutine, tra gli altri, riso, mais, grano saraceno, miglio, quinoa, amaranto, sorgo, patate, legumi, frutta a guscio, oltre a frutta, verdura, carne, pesce, uova, latte e formaggi non lavorati.

«Naturalmente privo» però non vuol dire «senza glutine» in etichetta: una farina di grano saraceno macinata in un mulino che lavora anche il frumento può superare i 20 mg/kg. Molti ingredienti cambiano a seconda della lavorazione: per una verifica rapida, ingrediente per ingrediente, è utile l'elenco degli alimenti senza glutine e a rischio contaminazione di GlutenFree.it, che li divide tra sicuri, a rischio e dipendenti dalla lavorazione. Per l'etichetta conta comunque il risultato sul tuo prodotto finito.

Il laboratorio: contaminazione e autocontrollo

Dal 2016, con il regolamento (UE) 609/2013, la produzione di alimenti senza glutine non richiede più un'autorizzazione dello stabilimento: basta la normale registrazione presso la ASL (Reg. CE 852/2004), come per gli altri alimenti. Il piano di autocontrollo (HACCP) però deve trattare il glutine come un pericolo e dimostrare che lo tieni sotto controllo:

Se vendi anche prodotti con glutine, il punto vendita va organizzato allo stesso modo: espositori separati, prodotti senza glutine confezionati, pinze e guanti dedicati.

Gli allergeni: anche se non scrivi «senza glutine»

Indipendentemente dalla dicitura, i cereali contenenti glutine sono il primo allergene dell'elenco (Reg. UE 1169/2011, allegato II): nei prodotti confezionati vanno evidenziati nell'elenco degli ingredienti, per esempio in grassetto (articolo 21), e per lo sfuso l'informazione va comunque data al cliente.

La dicitura precauzionale «può contenere tracce di glutine» è volontaria e non deve indurre in errore (articolo 36): va usata quando il rischio di contaminazione è reale e non eliminabile, non per prudenza generica. E sullo stesso prodotto contraddice «senza glutine».

Il registro nazionale e i prodotti rimborsabili

I celiaci hanno diritto all'erogazione gratuita, a carico del Servizio sanitario nazionale, degli alimenti «senza glutine, specificamente formulati per celiaci» inclusi nel registro nazionale del Ministero della Salute (D.M. 10 agosto 2018). Le categorie ammesse sono i sostituti dei prodotti tradizionalmente fatti con cereali che contengono glutine:

Per entrare nel registro l'operatore notifica l'alimento al Ministero della Salute (articolo 7 del D.Lgs. 111/1992). Per un piccolo forno o un pastificio è un canale interessante: i celiaci spendono il loro budget mensile in farmacie, negozi specializzati e, in molte Regioni, anche nei negozi convenzionati. Le modalità di convenzione cambiano da Regione a Regione: chiedi alla tua ASL.

Per gli alimenti di consumo comune fatti con ingredienti naturalmente privi di glutine (un sugo, una confettura, un formaggio) non c'è registro: puoi scrivere «senza glutine» se rispetti il limite, ma non sono prodotti rimborsabili.

Marchi privati e certificazioni

Esistono marchi privati riconosciuti dai celiaci, come la Spiga Barrata, rilasciati in licenza dalle associazioni dopo verifiche e analisi. Non sono obbligatori: la dicitura «senza glutine» di legge basta per vendere, ma un marchio noto aiuta a farsi scegliere sullo scaffale.

A chi vendere

Se hai una vetrina su produttori.it, segna «senza glutine» sui prodotti che rispettano la soglia: compaiono nella pagina produttori con prodotti senza glutine, dove li cerca chi è celiaco.

Fonti

Questa guida spiega le regole in termini generali e non sostituisce la consulenza di un professionista. Per il tuo caso rivolgiti a un commercialista, a un Centro di assistenza agricola (CAA) o alla tua associazione di categoria.

Nello stesso tema: Prodotti trasformati

Tutte le guide per i produttori, per tema