Guida per i produttori
Vendere confetture e marmellate: nomi, frutta minima, zuccheri ed etichetta
Confettura, confettura extra, gelatina e marmellata (solo di agrumi): la frutta minima per chilo dal 14 giugno 2026, il 60% di sostanza secca, gli ingredienti ammessi, la dicitura «frutta utilizzata» e le sanzioni.
Verificata il 13/10/2026 sulle fonti indicate in fondo.
In breve
- «Marmellata» per legge è solo quella di agrumi: con fragole, albicocche o fichi si fa una confettura.
- Dal 14 giugno 2026 la confettura richiede almeno 450 grammi di frutta per chilo di prodotto, la confettura extra almeno 500 grammi (con eccezioni per alcuni frutti).
- Il prodotto deve avere almeno il 60% di sostanza secca solubile (zuccheri), oppure tra 45 e 60% con la dicitura «da conservare in frigorifero dopo l'apertura».
- In etichetta, nello stesso campo visivo del nome: «frutta utilizzata: ... g per 100 g». Usare i nomi per prodotti non conformi costa da 3.000 a 9.000 euro.
I nomi riservati
Il decreto sulle confetture (D.Lgs. 50/2004, allegato I, aggiornato dal D.Lgs. 207/2025 dal 14 giugno 2026) riserva questi nomi:
| Nome | Cos'è | Frutta minima per kg |
|---|---|---|
| Confettura | zuccheri, polpa e/o purea di frutta, acqua | 450 g (350 g per ribes, sorbe, cotogne e pochi altri) |
| Confettura extra | zuccheri, polpa non concentrata, acqua | 500 g (450 g per ribes, sorbe, cotogne e pochi altri) |
| Gelatina / gelatina extra | zuccheri e succo o estratto acquoso di frutta | come confettura / confettura extra |
| Marmellata di agrumi | acqua, zuccheri e polpa, purea, succo, estratti o scorze di agrumi | 200 g di agrumi, di cui almeno 75 g di polpa interna |
Nella confettura extra e nella gelatina extra non si possono mescolare con altri frutti mele, pere, prugne a nocciolo aderente, meloni, angurie, uva, zucche, cetrioli e pomodori. «Marmellata di agrumi» può diventare «marmellata di arance» o «di limoni». Pomodori, rabarbaro, carote, zucche e cetrioli sono equiparati alla frutta (allegato II).
Le creme spalmabili di frutta con meno frutta, i «composti» o le «puree» non possono chiamarsi confetture: se il prodotto non rispetta i minimi, usa un altro nome, che non lo faccia confondere con una confettura.
Zuccheri e ingredienti ammessi
- Sostanza secca solubile (misurata con il rifrattometro) almeno 60%; tra 45 e 60% se in etichetta c'è «da conservare in frigorifero dopo l'apertura» (articolo 2, comma 4). Fanno eccezione i prodotti a zucchero ridotto secondo le regole sulle indicazioni nutrizionali e quelli con edulcoranti.
- Si possono usare solo gli ingredienti ammessi (allegato IV): tra gli altri miele al posto dello zucchero, succhi di frutta e di agrumi nei casi previsti, pectina liquida, scorze di agrumi, liquori, vino, frutta secca, erbe aromatiche, spezie, vaniglia e gli additivi autorizzati.
- La frutta può essere trattata solo con caldo o freddo, liofilizzazione, concentrazione e, per albicocche e prugne, con la disidratazione (allegato III).
L'etichetta
- Nome del prodotto completato dal nome dei frutti in ordine di peso; con tre o più frutti si può scrivere «frutti misti» o il numero dei frutti (articolo 3).
- La dicitura «frutta utilizzata: ... grammi per 100 grammi» di prodotto finito, nello stesso campo visivo del nome.
- Le altre indicazioni obbligatorie di ogni alimento: ingredienti, allergeni, quantità, lotto, termine minimo di conservazione e, se dovuta, la tabella nutrizionale (vedi etichetta e tabella nutrizionale).
Prima del 14 giugno 2026 i minimi erano più bassi (350 g per la confettura, 450 g per la extra) e l'etichetta doveva indicare anche gli zuccheri totali: i vasetti etichettati prima di quella data con le vecchie regole possono essere venduti fino a esaurimento. Le sanzioni vanno da 3.000 a 9.000 euro per nomi o ingredienti non conformi, da 2.000 a 6.000 per le indicazioni di etichetta (articolo 5).
Dalla frutta al vasetto
Le confetture con frutta propria sono una trasformazione tipica dell'azienda agricola, in un laboratorio registrato o presso un trasformatore per conto terzi (vedi trasformazione conto terzi e prodotti fatti in casa). Nel piano di autocontrollo vanno documentati la cottura, la sterilizzazione dei vasetti e la chiusura (vedi HACCP e MOCA).
Fonti
Questa guida spiega le regole in termini generali e non sostituisce la consulenza di un professionista. Per il tuo caso rivolgiti a un commercialista, a un Centro di assistenza agricola (CAA) o alla tua associazione di categoria.