Guida per i produttori

Vendere pesce pescato o allevato: imprenditore ittico, cartello al banco e cosa non si vende

L'imprenditore ittico e il regime dell'imprenditore agricolo, vendita del proprio pescato, pesca-turismo e ittiturismo, le informazioni obbligatorie al banco, il divieto di vendere la pesca sportiva e le taglie minime.

Verificata il 17/10/2026 sulle fonti indicate in fondo.

In breve

Chi è imprenditore ittico

È imprenditore ittico il titolare di licenza di pesca che esercita professionalmente la pesca e le attività connesse, anche in cooperativa o società; lo è anche l'acquacoltore (D.Lgs. 4/2012, articolo 4, commi 1-3). L'acquacoltura è l'allevamento o la coltura di organismi acquatici in acque dolci, salmastre o marine (articolo 3).

Per l'imprenditore ittico valgono le disposizioni previste per l'imprenditore agricolo, fatte salve quelle di settore più favorevoli (articolo 4, comma 4). Restano necessarie le iscrizioni e le autorizzazioni di settore: licenza di pesca, iscrizione nel registro dei pescatori, concessioni demaniali per l'acquacoltura in mare (commi 5 e 8).

Cosa può fare oltre a pescare

Per la vendita diretta in generale vedi la guida sulla vendita diretta; per i mercati, quella sui mercati contadini.

Il cartello al banco

I prodotti della pesca e dell'acquacoltura venduti al consumatore finale o a una collettività (mense, ristoranti), comunque siano commercializzati, devono avere un contrassegno o un'etichetta con (Reg. UE 1379/2013, articolo 35):

  1. la denominazione commerciale della specie e il suo nome scientifico;
  2. il metodo di produzione: «pescato», «pescato in acque dolci» o «allevato»;
  3. la zona di cattura o di allevamento e la categoria di attrezzi usati per pescare (nella dicitura del regolamento: reti da traino, reti da imbrocco, ami e palangari, nasse e trappole…);
  4. se il prodotto è stato scongelato, salvo le eccezioni del regolamento (ad esempio il pesce congelato per ragioni sanitarie o scongelato prima di affumicatura, salatura, cottura o marinatura);
  5. il termine minimo di conservazione, se appropriato.

Per il pesce non preimballato queste informazioni possono stare su un cartello o un poster (paragrafo 2). La zona si indica così (articolo 38): per il pescato in mare, la sottozona o divisione FAO con un nome comprensibile (ad esempio «Mar Mediterraneo, Adriatico»); per il pescato in acque dolci, il corpo idrico; per l'allevato, il Paese in cui il pesce ha raggiunto più di metà del peso o passato più di metà dell'allevamento.

Lo Stato può esonerare dagli obblighi i piccoli quantitativi venduti direttamente dal peschereccio al consumatore, entro il valore fissato dal regolamento europeo sui controlli (paragrafo 4): chiedi alla Capitaneria di porto se e come l'esenzione si applica.

Le regole generali dell'etichetta e degli allergeni valgono anche qui: vedi le guide su etichetta e allergeni (pesce, crostacei e molluschi sono allergeni).

Cosa non si vende

Chi viola gli obblighi di etichettatura e tracciabilità, compresa la corretta informazione all'acquirente finale, in qualunque fase dalla cattura alla vendita al dettaglio, rischia da 1.000 a 6.000 euro (articolo 13-sexies). Per la rintracciabilità vedi la guida su rintracciabilità e ritiro.

Igiene e trasporto

Il pesce è un prodotto molto deperibile: catena del freddo, ghiaccio e mezzi idonei sono la regola. La vendita fuori dal peschereccio, la trasformazione (filetti, marinati, affumicati) e il trasporto richiedono la registrazione o il riconoscimento sanitario: vedi le guide su registrazione o bollo CE, HACCP e trasporto degli alimenti. Per molluschi bivalvi vivi (cozze, vongole, ostriche) le regole sanitarie sono specifiche: chiedi all'ASL prima di vendere.

Per portare turisti a bordo o ospitarli, vedi pescaturismo e ittiturismo.

Fonti

Questa guida spiega le regole in termini generali e non sostituisce la consulenza di un professionista. Per il tuo caso rivolgiti a un commercialista, a un Centro di assistenza agricola (CAA) o alla tua associazione di categoria.

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